NOSTOS ALGOS

3.09.2022 - 18.09.2022 

Cappella Marchi | Seravezza, Italy

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Anzhelika Lebedeva's first solo exhibition, curated by Lorenzo Belli.

 

The exhibition will be held between 3 September 2022 and 18 September 2022 from Saturday through Sunday 6:00-8:30 pm at the Spazio Cappella Marchi, the Church of Madonna Del Carmine in Seravezza (LU), Italy.

 

The exhibition "NOSTOS ALGOS" featuring Anzhelika Lebedeva's works will open on Saturday 3 September 2022 at 7pm at the Spazio Cappella Marchi in Seravezza (LU), Italy.

Contacts:

 

e-mail: info@alkedo.org

tel: +393755686211

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IT

Mostra personale di Anzhelika Lebedeva a cura di Lorenzo Belli

Dal 3 al 18 settembre 2022 dal sabato alla domenica 18:00-20:30 – Spazio Cappella Marchi, Chiesa Della Madonna Del Carmine, via Gino Lombardi 38, Seravezza (LU)

Sabato 3 settembre 2022 alle ore 19 verrà inaugurata la mostra "Nostos Algos" di Anzhelika Lebedeva a cura di Lorenzo Belli allo Spazio Cappella Marchi presso la Chiesa della Madonna del Carmine di Serravezza(LU).

Contatti:

e-mail: info@alkedo.org

tel:+393755686211

La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valery ha detto: si deve essere leggeri come l’uccello che vola, e non come la piuma.

 

Italo Calvino, Lezioni Americane

 

 

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"Nostos Algos" racchiude l’esperienza artistica maturata da Anzhelika Lebedeva degli ultimi anni mostrandoci alcune opere appartenenti a periodi creativi diversi ma collegate dalla stessa idea di ritorno alle radici.  Ogni opera è un ricordo, una storia da scoprire, un viaggio di incertezza e pericolo che creano un’immagine unica rappresentante un percorso svolto nei luoghi più bui ed irraggiungibili in ricerca di sé stessi.


Il titolo, dal greco antico "nostos algos" (letteralmente "il dolore del ritorno"), indica un viaggio alle origini, un cammino verso la verità e 'insieme' dentro sé stessi, un impulso a essere a casa propria ovunque. 

Bilanciandosi tra figurativo ed astratto, insieme all'architettura della Cappella, le opere pittoriche e scultoree vorrebbero suscitare un’atmosfera a-temporale, una realtà pura non toccata dal mondo esterno. In questo contesto la scelta dei materiali diventa cruciale: la fragilità della carta e l'aspetto effimero dei disegni, il degrado del legno acquisiranno un significato più profondo e diventeranno personificazioni della fragilità del presente. 

Gli elementi minimalisti e grezzi che compongono le sculture e le pitture sono immersi nell’ambiente artefatto dello spazio dando concretezza all’aura dell’opera d’arte, come scriveva Sartre  “la trascendenza reale, esige che si voglia mutare alcuni aspetti determinanti del Mondo e il superamento si colora e si caratterizza con la situazione concreta che si mira a modificare”.

Le immagini di Lebedeva riflettono l’angoscia implicita nell’uscire da una serie di contraddizioni permanenti e dalla lacerazione dell’io in una eterna lotta tra passato e presente, tra reale ed immaginario.


Sospese tra parole e silenzio, tra visione e vuoto, in uno spazio che si dilata fino ai limiti del tempo , dove appaiono architetture come simboli di un tempo che fu.

Il titolo della mostra deriva dall'installazione "Nostos Algos" composta da sculture/totem realizzate da antiche travi di legno che indagano lo spazio verticale dello Spazio Cappella Marchi quasi come fosse la nostra dimensione personale verso il passato(la Terra) nel protrarsi verso il cielo(il futuro), simboleggiando il ritorno alle radici.


La scelta dei materiali diventa qui simbolica e l'antica trave di legno sembra contenere memoria dei secoli passati , come il nero lucido del metallo - che sembra quasi liquido-diventa la rappresentazione di questa memoria che esce come linfa dal tronco e si unisce alla terra. 


Il trittico centrale intitolato “Abandoned roads” è una storia di rifugio dalle paure e dall’inquietudine quotidiane, è un tentativo di ritrovare serenità nel mondo sensibile. Il progetto è stato ideato per indagare la relazione tra l’opera e lo spazio dove è collocata, si propone di comprendere il reciproco mutamento degli stessi nella loro interazione al fine di dimostrare come un’opera d’arte possa aiutare a svelare la bellezza intrinseca di un ambiente.


Alle pareti laterali dello spazio verranno esposte “Ombra.2” e Past-time dream”, entrambe le opere vivono al confine tra grafica e pittura e sono stati realizzati con pastelli ad olio su carta di riso, materiali instabili e deperibili tanto quanto l’oggetto rappresentato, come ambienti placentari , acque materni della storia, quasi un Eden in via di allestimento.


Per quanto la traccia dei pastelli ad olio sembra semplificare il concetto di visione onirica, di inconscio studiati e proposti dall’artista: non è questa , oggi la funzione del segno, ovvero di arrivare attraverso l’occhio che la contempla, a imperscrutabili lontananze dentro di noi?

L’intera opera esposta diventa un universo chiuso e aperto insieme, una griglia di memoria del passaggio dell’uomo nell’universo.


Anzhelika Lebedeva dona una temporalità silenziosa e reale all’opera d’arte nel dialogo silenzioso tra uomo e natura , tra passato e futuro; tempo e spazio dunque si intrecciano non mediante la rappresentazione ma attraverso la realtà di un gesto che calcola la materia ma senza eluderla: le forme acquistano infatti una tensione processuale che partecipa alla definizione del risultato.